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WILLIAM SHIRER CADUTA FRANCIA SCARICARE


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  1. Announcement: Elenco completo
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  3. Seconda guerra mondiale
  4. Storia del Terzo Reich - William L. Shirer - Libro - Einaudi - Einaudi tascabili. Saggi | IBS

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Il tenente Erwin Rommel è il primo tedesco a varcare il fiume che entrerà nella leggenda, superandolo a nuoto con sei uomini.

Questa pattuglia semicongelata e fradicia piomba su Longarone con la solita tecnica, sparando e facendo il maggior chiasso possibile; i soldati italiani di presidio, che non riescono a capire da dove siano arrivati i tedeschi, si arrendono. Rommel accetta la resa e prende possesso di Longarone. E', dicevamo, il primo tedesco a passare il Piave e, per nostra fortuna, anche l'ultimo. La rapidità della penetrazione in territorio italiano ha colto di sprovvista gli stessi comandi austro ungarico e tedesco, che ora hanno il problema di ricongiungere le avanguardie con il grosso delle forze.

E' un onore che Rommel, molto più portato all'azione, non gradisce molto. Ma è il destino degli eroi, che non devono più esporre la loro vita al pericolo, perché servono per alimentare la propaganda, per entusiasmare gli animi. E nello Stato Maggiore il neo capitano ventiseienne concluderà la Grande Guerra.

Sarà un ultimo anno di guerra pieno di amarezza, ma sarà ancora poco in confronto a quanto la Germania dovrà sopportare poi, come nazione non solo sconfitta, ma anche pesantemente punita dalle Potenze vincitrici. Il trattato di Versailles aveva imposto alla Germania un disarmo massiccio; Erwin Rommel era uno dei soldati tedeschi rimasti in servizio e questo, in un Paese in cui la fame e la disoccupazione iniziavano a dilagare, costituiva già una situazione di privilegio.

Ma il caos in cui ogni giorno di più precipitava la Germania non potevano lasciare indifferente un militare di carriera, cresciuto a una scuola di disciplina e di granitiche certezze. La Repubblica di Weimar è devastata da scioperi che aggravano lo stato di un'economia agonizzante e da tentativi di colpi di Stato operati dai più fanatici ex ufficiali, associati nel famigerato Corpo Franco , antesignano delle formazioni paramilitari con cui il nazismo inizierà la sua tragica avventura.

I reduci sono spesso oggetto di aggressioni, le loro decorazioni vengono strappate da folle fomentate da sindacalisti e socialisti fanatici.

Ma ancora più penoso è lo spettacolo offerto da quei reduci smobilitati, rimasti disoccupati, che ostentano le loro mutilazioni di guerra per impietosire il passante e mendicare un tozzo di pane.

La prostituzione dilaga, e con essa il crimine, in un Paese in cui tutto sembra crollare, in cui l'inflazione ha raggiunto livelli che, se si avesse ancora la forza di ridere, sarebbero addirittura umoristici: il marco tedesco è divenuto carta straccia, la svalutazione galoppa con cifre a due zeri, e in non pochi casi si torna all'economia del baratto. Il capitano Erwin Rommel tocca con mano lo sfacelo nell'estate del , quando viene inviato nella città marinara di Friedrichshafen, al comando di una compagnia in servizio di ordine pubblico.

I marinai che costituiscono la sua truppa sono rossi , accettano solo gli ordini che vengono confermati dal commissario politico. Il soviet del reparto stabilisce orari e limiti del servizio di ordine pubblico. Qui resterà nove anni, fino alla nuova destinazione, la Scuola di Fanteria di Dresda, dove avrà mansioni di istruttore. E' un incarico che gli piace, e le sue lezioni di tattica diventeranno presto famose e apprezzate anche fuori dalla Germania.

Rommel ormai sembra un tranquillo ufficiale da scrivania. Il 24 dicembre del ha avuto finalmente la gioia di diventare padre, la casa e la famiglia sono il rifugio in cui si dirige subito non appena terminato il servizio.

Resta l'amarezza di una carriera bloccata, in un Paese che sembra aver rinnegato il suo antico militarismo. Un ufficiale decorato con la Pour le Mérite avrebbe avuto, in altri tempi, una carriera veloce. Il 31 gennaio di quello stesso anno è diventato Cancelliere un uomo nuovo, che si distingue senza dubbio dalla massa dei politici guardati con diffidenza dai militari: si chiama Adolfo Hitler.

Rommel non si è mai interessato di politica, fedele al suo principio che un soldato è al servizio del Paese, e quindi del governo.

Di Hitler sa quello che si dice in ambiente militare, dove il capo dei nazionalsocialisti è considerato con disprezzo solo dai più schizzinosi Junker nobili , che mal sopportano che un ex-caporale possa prendere la guida del governo. Nessuno è più di tanto turbato dal fatto che Hitler sia vessillifero del razzismo, della violenza, della negazione della democrazia.

La prova che la democrazia ha dato in Germania dal in poi è stata tale che pochi, e tanto meno i militari, la rimpiangono. Ora il Paese ha fame di ordine, e vuole riconquistare anche quella dignità che sembra aver smarrito. La tragica miopia delle imposizioni di Versailles ha spianato la strada al revanscismo, e Hitler lo sa cavalcare alla perfezione.

Il primo incontro di Rommel con i nazisti avviene a Goslar, in occasione di una cerimonia militare, e più che un incontro è uno scontro. Alla presenza di Heinrich Himmler e di Joseph Goebbels devono sfilare i soldati del battaglione di Rommel, ma il programma prevede che siano preceduti da un reparto di SS. Rommel non accetta quello che considera uno sgarbo al suo reparto, e dice ai due gerarchi che, se non verrà mutato l'ordine della sfilata, lui non farà partecipare i suoi uomini.

Himmler e Goebbels capiscono che irritare un eroe di guerra non è buona politica: gli danno ragione e lo invitano a pranzo per suggellare la riconciliazione. Goebbels, che è un maestro nell'arte di avvincere a sé le persone, è prodigo di complimenti con Rommel, tutt'altro che insensibile alle adulazioni.

Seguiranno altri incontri con il Ministro della Propaganda, che nell'autunno del lo presenterà a Hitler. L'incontro non è casuale, non è solo un atto di cortesia riservato a un ufficiale particolarmente illustre.

E' un militare tutto d'un pezzo, che non mette in discussione l'obbligo di obbedienza. Rommel desta buona impressione in Hitler e il 15 ottobre , appena poche settimane dopo l'incontro, viene promosso tenente colonnello e comandato in servizio all'Accademia Militare di Potsdam, a pochi chilometri da Berlino. E' l'ingresso ufficiale nel Palazzo del Potere: Potsdam vuol dire avere contatti continui con gli ambienti politici, e ormai l'unico ambiente politico è il nazismo.

Rommel mantiene per qualche tempo entrambi gli incarichi, ma ben presto si accorge che il ruolo dirigente nella Hitlerjugend non fa per lui. Gli si chiede di tenere anche lezioni di indottrinamento politico che lui non vuole fare; entra in contrasto con Baldur von Schirach, il gerarca di partito, teoricamente suo collega nella direzione della gioventù, e presenta le dimissioni, che vengono accettate.

E qui ci sembra necessario sottolineare che le dimissioni di Rommel sono dettate dal fatto che lui, militare, è disposto a dare ai giovani istruzione militare. Non vuole occuparsi di politica, non perché ponga in discussione la politica nazista, ma perché non fa parte dei suoi compiti di ufficiale. Il Führer, che ha capito il suo uomo, non gli toglie infatti la fiducia.

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Anzi, nell'autunno dell'anno successivo siamo ormai nel un soldato , di David Fraser - Ed. Mondadori, Milano Rommel, la volpe del deserto , di Desmond arriva la promozione a colonnello, e il 9 novembre del Rommel riceve da Hitler un altro incarico di grande importanza: è nominato direttore dell'Accademia Militare di Wiener Neustadt, in Austria.

Un'altra prova del grande favore di cui Rommel gode presso il Führer si ha dopo la conferenza di Monaco, che dà via libera alla Germania per l'annessione del territorio dei Sudeti. Hitler vuole fare un ingresso trionfale tra i nuovi sudditi del Reich e ordina la costituzione di un battaglione che avrà il compito specifico di vegliare sulla sua personale sicurezza.

Alla testa del Fuhrerbegleitbataillon viene nominato, direttamente da Hitler, il colonnello Erwin Rommel. Infine, e siamo giunti al 23 agosto , Rommel viene promosso maggior generale generale di brigata e destinato al Quartier Generale del Führer, come comandante della guardia del corpo.

Promosso capitano dopo l'eccezionale impresa di Caporetto, Rommel era rimasto bloccato in questo grado per sedici anni. Dopo il suo incontro con Hitler e la nascita di quello che sembra ormai un idillio, è arrivato in quattro anni al grado di generale.

I due uomini si ammirano a vicenda. La politica aggressiva di Hitler trascina l'Europa verso una nuova guerra, ma la potenza dimostrata dalla Germania, divenuta padrona con azioni da manuale dell'Austria, della Cecoslovacchia e della Polonia, lascia pochi dubbi sull'esito del conflitto. Le armi tedesche non potranno che trionfare, e Rommel ritorna, su sua richiesta, ai ruoli operativi. Al comando della Settima Panzerdivision , tra il 10 maggio e il 19 giugno del varca i confini belga e francese, fino a ricevere nelle sue mani il documento di resa della piazzaforte di Cherbourg.

La Somme, che doveva essere il baluardo francese invalicabile, era stato passato di slancio, con stile Rommel : il comandante in piedi, sulla torretta del primo carro armato tedesco, quasi a voler catalizzare su di sé la reazione nemica, esaltava i soldati. Si ricreava l'atmosfera della Grande Guerra, quando il giovane sottotenente trascinava le truppe, galvanizzate dal suo slancio inarrestabile.

Una nuova decorazione, la croce di Cavaliere della Croce di Ferro , premia il generale prediletto di Hitler, che il gennaio dell'anno successivo, , viene promosso tenente generale generale di divisione.

Le truppe italiane il 29 gennaio del abbandonano la Cirenaica, incalzate dal generale inglese Wavell; tre giorni dopo, perduta Derna, devono abbandonare anche Bengasi. Il generale Rodolfo Graziani, futuro ministro della difesa della RSI, chiede di essere esonerato e al suo posto viene nominato il generale Italo Gariboldi.

Il 6 febbraio Rommel è convocato a Berlino presso l'Alto Comando.

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Il feldmaresciallo Walther von Brauchitsch, capo di stato maggiore dell'esercito, gli assegna il comando dell' Afrika Korps. Inizia la leggenda della Volpe del Deserto. In apertura di questo articolo leggevamo l'ordine del giorno con cui il maresciallo britannico sir Claude John Auchinleck disponeva addirittura il divieto di pronunciare il nome di Rommel, considerato ormai dai soldati inglesi " un mago o uno stregone ".

Tra la Libia e l'Egitto si scontrarono non solo due eserciti, ma due mentalità assolutamente diverse. La metodicità inglese prevedeva che si attaccasse il nemico solo quando si aveva la ragionevole certezza della propria superiorità.

Rommel prevedeva, allora come nella Grande Guerra, e come in Francia solo un anno prima, che si attaccasse comunque il più possibile.

Nel deserto africano Rommel portava tutta la sua energia e il suo modo di fare la guerra con la sorpresa, col bluff, con la mossa imprevedibile che lasciava il nemico smarrito e in preda al panico. I contrasti sono Ndr per lo più con i comandanti italiani, in particolare col generale Italo Gariboldi e col suo successore, Ettore Bastico, furono frequenti e spesso al limite della scortesia. Ed i fatti, almeno fino a un certo punto, diedero ragione a Rommel.

Il 24 marzo le truppe dell' Afrika Korps non hanno ancora completato gli sbarchi, ma Rommel non attende. Attacca di sorpresa gli inglesi da El Agheila, nonostante gli ordini superiori che gli imporrebbero di aspettare il completo sbarco delle forze. L'offensiva tedesca non punta su Bengasi, ma più a Est, su Derna.

Il generale Gariboldi pensa che il suo collega tedesco sia impazzito, che non si renda conto di cosa voglia dire attraversare il deserto, che non abbia fatto il conto delle forze in campo.

E si ha la prima di molte risposte sprezzanti che Rommel darà alle titubanze italiane: "Se volete, seguitemi Rommel ha fatto anche mascherare da carri armati vecchie automobili Fiat. L'importante è che sollevino polverone, che da lontano sembrino carri. Il risultato della scatenata offensiva è la presa di Derna, il 6 aprile, con la cattura del generale inglese O'Connor, l'uomo che aveva scacciato gli italiani da Sollum a Tripoli, e del generale australiano Neame, capo dei più tenaci reparti britannici.

Ma la guerra nel deserto è come la guerra sui mari. Il 18 novembre parte la controffensiva inglese "operazione Crusader" e Rommel, che non era comunque riuscito ad aver ragione della resistenza di Tobruch, perde tutto il terreno conquistato in primavera. Gli inglesi cantano vittoria, ma non si rendono conto che Rommel non ha subito una rotta, ma ha effettuato una ritirata ordinata, perché capiva che, povero soprattutto di carburanti, non poteva contrastare il nemico, né aveva ragione per far decimare inutilmente le sue forze.

Ma Rommel sta solo riorganizzandosi, e quattro giorni dopo contrattacca e blocca l'avanzata inglese. La prudenza britannica gioca ancora una volta a favore dell'Asse, dando il tempo a Rommel di completare le scorte di benzina e il rinnovo dei carri armati. Hitler promuove Rommel al grado di Feldmaresciallo, e Mussolini, non potendo mantenere a un grado inferiore il generale Ettore Bastico, promuove quest'ultimo Maresciallo d'Italia.

Ma qualcosa sta cambiando. Gli inglesi hanno un nuovo comandante, il generale Bernard Law Montgomery; il Mediterraneo si sta facendo ogni giorno più impercorribile per le flotte che devono portare i rifornimenti alle truppe dell'Asse in Africa, la Germania ha aperto il nuovo fronte sulla Russia sovietica, che aspira un'enormità di uomini e mezzi.

Il 25 ottobre Rommel, che aveva chiesto e ottenuto una licenza per curare disturbi al fegato, fa precipitoso ritorno in Africa per cercare di arginare la grande controffensiva scatenata da Montgomery. Ma il 4 novembre gli inglesi vincono la battaglia di El Alamein ed inizia la ritirata delle truppe dell'Asse. Rommel non seguirà la sorte dei suoi soldati e di quelli italiani, e proprio a quest'ultimi, tanto spesso trattati con disprezzo, toccherà il maggior sacrificio di sangue nel tentativo di arginare l'avanzata inglese.

Rommel torna in Germania, questa volta definitivamente, a fine marzo del , e la sorte del prigioniero toccherà al comandante italiano, il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe, che aveva sostituito Ettore Bastico, e che firmerà la resa il 13 maggio.

Inizia per Erwin Rommel l'ultimo atto. Sono finiti i tempi delle vittorie esaltanti, ora le sorti della guerra stanno decisamente girando a favore degli Alleati e i successivi incarichi che Rommel ricopre gli danno l'occasione per rafforzare la convinzione della disfatta. Il voltafaccia italiano dell'8 settembre del lo vede al comando del Gruppo Armate "B"; l'Italia settentrionale viene occupata mettendo fuori combattimento l'esercito italiano nell'arco di ventiquattr'ore.

Due mesi dopo Rommel viene incaricato di ispezionare le difese tedesche dall'Atlantico ai Pirenei, il cosiddetto Vallo Atlantico , e ne ricava una penosa impressione. Le difese insufficienti e le forze dislocate, per ordine diretto di Hitler, in modo incongruo, lo convincono sempre di più dell'approssimarsi della rovina. Un vecchio amico di Rommel, il dottor Karl Strolin, sindaco di Stoccarda, era stato inizialmente un nazista convinto, ma poi aveva sempre più preso le distanze dal regime, disgustato dai comportamenti criminali sempre più evidenti di Hitler e della sua corte di figuri senza scrupoli.

Sarà Strolin il primo a insinuare in Rommel il dubbio: Hitler è in grado di ragionare, o è un pazzo perso ormai nelle sue fantasie distruttive?

Sarà mai possibile negoziare una pace con gli Alleati, finché Hitler guiderà la Germania? Dai ricordi della vedova di Rommel, raccolti da Desmond Young, sappiamo che la prima reazione di Rommel fu di rifiuto violento degli argomenti di Strolin.

Né poteva essere altrimenti: non solo Rommel era un soldato, formatosi a quella scuola di obbedienza assoluta che era l'esercito del Kaiser e quindi per lui era inconcepibile una ribellione all'autorità , ma abbiamo anche visto come era stato forte il suo legame personale con Hitler.

E infatti Rommel oppose più volte a Strolin la convinzione che il Führer fosse a sua volta ingannato dagli incompetenti che costituivano il suo entourage.

Ma due incontri col dittatore, il 17 e il 29 giugno del , tolgono ogni illusione. Gli Alleati sono sbarcati in Normandia da due settimane e vanno consolidando le loro posizioni. La Germania, dice chiaramente Rommel, non ha più modo di contrastarli: non resta che prendere atto della sconfitta e chiedere un armistizio, per evitare altri inutili stragi.

La risposta di Hitler è rabbiosa: accusa Rommel di vigliaccheria, tiene un delirante discorso sulla vittoria immancabile , fantastica di nuove armi segrete che spingeranno gli Alleati a chiedere pietà ai tedeschi. Il feldmaresciallo capisce che ormai l'uomo che lui aveva tanto ammirato è completamente fuori dalla realtà e vuole trascinare la Germania con sé stesso nella distruzione.

Per scrupolo di coscienza, Rommel ribadisce per lettera quanto aveva detto al dittatore nei due vani colloqui. Non ottiene alcuna risposta. E qui si entra in alcuni punti oscuri circa la partecipazione di Rommel alla congiura; punti che avrebbe potuto chiarire solo lui, o pochi degli altri congiurati. Ma i morti non possono chiarire nulla. Anzitutto pare che Rommel, ormai convinto della necessità di eliminare politicamente Hitler, avesse osteggiato fino all'ultimo l'idea di uccidere il dittatore.

Questi, secondo il feldmaresciallo, doveva essere arrestato e condotto davanti a un tribunale, per rispondere dei crimini commessi a danno della Germania. Una posizione da idealista, ma molto poco realistica, ma che potrebbe anche essere verosimile; poteva essere un modo per risolvere il drammatico conflitto che senza dubbio si era scatenato nel suo animo, diviso tra la fedeltà assoluta del soldato e la necessità di porre fine, con ogni mezzo, a una guerra disastrosa.

Inoltre è difficile stabilire se la partecipazione di Rommel fu solo morale , o se egli avesse già predisposto degli ordini precisi per le unità da lui dipendenti. Di sicuro si sa che i congiurati, sia politici che militari, vedevano in Rommel l'uomo a cui affidare la presidenza della Repubblica, una volta tolto di mezzo Hitler, perché il popolare feldmaresciallo era considerato l'unico uomo in grado di ricevere l'approvazione del popolo tedesco e di essere accettato come interlocutore dagli Alleati.

Il 17 luglio il feldmaresciallo viaggia in automobile sulla strada da Livarot a Vimoutiers, quando un caccia inglese attacca in picchiata il veicolo e lo colpisce in pieno con le mitragliatrici di bordo.

Rommel riporta gravissime ferite alla testa e fino all'8 agosto resterà ricoverato all'ospedale del professor Esch, a Vesinet, presso Saint- Germain. E' ancora tra la vita e a morte quando, il 20 luglio, i congiurati decidono di agire. Il colonnello Klaus von Stauffenberg, mutilato di guerra, pluridecorato, deve quel giorno partecipare, nella sua qualità di aiutante maggiore del generale Fromm, a una riunione nel quartier generale di Hitler a Rastenburg.

Nella sua borsa von Stauffenberg ha una bomba consegnatagli da un altro congiurato, il generale Stieff, confezionata con un nuovo esplosivo inglese procurato dall'ammiraglio Canaris. La borsa viene deposta sotto il tavolo, vicino a Hitler, e con una semplice pressione del piede viene innescato il dispositivo chimico che causerà l'esplosione. Von Stauffenberg, con la scusa di una telefonata, si allontana, e dopo pochi istanti una violentissima esplosione scuote la baracca in cui si sta tenendo la riunione.

Ma Von Stauffenberg è troppo precipitoso: convinto che il dittatore sia morto si precipita all'aeroporto, rientra a Berlino e inizia a diramare gli ordini previsti dal piano della congiura. Ma Hitler è vivo: incredibilmente, il grosso tavolo di legno ha deviato la forza dell'esplosivo. Sono morti diciotto dei ventiquattro presenti alla riunione, mentre il Führer non ha riportato che una leggera ferita a una mano.

La precipitazione di von Stauffenberg è la rovina per i congiurati, che si scoprono, diramando ordini alle truppe, assegnando incarichi, finché nel pomeriggio la voce del dottor Goebbels annuncia alla radio che " Dio ha voluto salvare il Führer, conservandolo alla Germania".

Già nella notte del 20 luglio vengono eseguite le prime fucilazioni, a cui seguirà una repressione selvaggia tra le file dell'esercito, che si concluderà con oltre tremila condanne a morte, dopo processi-farsa di pochi minuti.

Rommel viene sapere dell'attentato e della feroce repressione solo l'8 agosto, quando si trasferisce nella sua casa di Herrlingen, dove ha deciso di continuare le cure, nonostante il parere contrario dei medici, che lo vorrebbero ancora ricoverato. Non si fa illusioni, mentre continuano le notizie di arresti tra gli alti gradi dell'esercito. Rommel sente che è vicino il redde rationem , e ne ha conferma quando gli arriva un'altra telefonata, una settimana dopo.

Dato che il signor Feldmaresciallo non è ancora del tutto ristabilito per affrontare un viaggio fino a Berlino, riceverà l'indomani una visita di incaricati dell'Alto Comando. A Herrlingen arriva una macchina che porta due uomini in divisa da generale. I loro nomi: Wilhelm Burgdorf, capo dell'ufficio personale dell'esercito, e il suo vice, Ernst Maisel. Portano entrambi una divisa, ma sono due killer: il loro mandante si chiama Adolfo Hitler.

In poche parole i due generali spiegano a Rommel lo scopo della loro missione : un tribunale del popolo ha già emesso una sentenza di colpevolezza, la partecipazione del feldmaresciallo alla congiura è provata da numerose testimonianze.

Tuttavia il Führer, che non ha scordato i grandi servigi che Rommel rese alla Patria, gli vuole dare la possibilità di morire con onore. I due killer hanno portato una capsula di cianuro: morte garantita, indolore e velocissima. Al mondo verrà data la notizia che l'Eroe dell'Africa è morto per complicazioni intervenute in seguito alle gravi ferite riportate nel mitragliamento dell'auto. Rommel avrà funerali di Stato, con tutti gli onori, e la moglie e il figlio saranno trattati con ogni riguardo.

E' chiaro che non è possibile alcun tentativo di fuga: la casa è circondata dai militi SS. E d'altra parte, se Rommel non accetterà la soluzione che Hitler, generosamente, ha escogitato, i due generali non possono garantire nulla circa l'avvenire dei suoi familiari. E' difficile trovare aggettivi che qualifichino compiutamente la mostruosità della situazione.

Alle ore 13 Rommel sale in macchina con i due generali. Burgdorf gli porge la capsula di cianuro, e Rommel la schiaccia tra i denti. Meno di mezz'ora dopo arriva a Herrlingen una telefonata, con cui si comunica che il feldmaresciallo Erwin Rommel, colto da improvviso collasso cardiocircolatorio, è deceduto nonostante le cure prestategli immediatamente all'ospedale di Ulm.

Il 17 ottobre la vedova riceve il telegramma di condoglianze di Hitler, al quale seguiranno quelli dei vari gerarchi del partito. Il 18 ottobre, a Ulm, si celebrano i solenni funerali di Stato; il giorno successivo il corpo di Rommel viene cremato e le ceneri sepolte nel piccolo cimitero di Herrlingen. Ci chiedevamo all'inizio del nostro lavoro: fu vera gloria? Difficile rispondere, e forse anche inutile. Di certo Rommel fu un grande soldato, ma altrettanto di certo fu solo un soldato. La sua grandezza fu anche il suo limite, perché un fenomeno come il nazismo poté nascere e svilupparsi anche per l'appoggio di una casta militare che era comunque, nella sua gran parte, incapace di vedere cosa realmente fosse il nazismo stesso.

Hitler non avrebbe mai potuto scatenare la tempesta sull'Europa senza l'appoggio delle Forze Armate. E le radici vanno ricercate, a nostro avviso, ancora più indietro, in quel militarismo prussiano che predicava l'obbedienza assoluta, che idealizzava come virtù la rinuncia alla capacità di giudizio. Dipende da chi dà gli ordini.

In Germania gli ordini li dava Adolfo Hitler. E Rommel fu presente, e attivo, nel massacro della libertà cecoslovacca e polacca, nella violazione della neutralità del Belgio e dei Paesi Bassi e nei tanti episodi che punteggiarono la marcia nazista.

Fu vera gloria? Non ci interessa stabilirlo. Ci interessa fare il possibile perché il mondo non conosca più l'orrore che è sempre in agguato quando gli uomini rinunciano alle capacità critiche e rimangono vittime di una visione distorta dell'onore e del dovere.

Bibliografia Rommel , di Silvio Bertoldi, Ed. Garzanti, Milano, Un po' meno per chi li comandava. Con molto anticipo già sapeva cosa stavano tramando in Italia. Una copia è finita negli Stati Maggiori degli alleati, ed è conosciuto come il " Diario di Rommel".

Questa storia quindi non è una rivisitazione dei fatti, ma è l'originale pubblicato in Italia nel dopoguerra che Storiologia possiede. Molte polemiche dovevano ancora nascere. Questo al solo scopo di scagionare, separandola, la figura di Rommel dal regime politico che lo ha espresso. Un efficace mezzo che si svolge nel quadro di quella azione psicologica in atto nel dopoguerra in Germania da parte degli angloamericani e tendente a separare le responsabilità del militarismo tedesco dalle responsabilità del regime nazionalsocialista di cui la casta militare sarebbe stata solo una vittima.

Poiché in Germania un Esercito non si mette insieme senza fare i conti con i militari e poiché com'è noto, subito dopo la disfatta e nel dopoguerra era necessario e urgentissimo l'apporto tedesco all'esercito integrato europeo, non v'è chi non vide la grossolanità della manovra di questo tipo di propaganda. Abbiamo ricevuta da un lettore una copia consunta del Diario di Rommel. Soprattutto quelli che morirono da eroi ad Al Alamein.

A tale proposito, un gruppo di reduci di El Alamein, all'uscita del libro di Young, nel , s'indignarono e scrissero a Edilio Rusconi direttore allora del settimanale "Oggi". Lettera pienamente condivisa da mio padre; e che riportiamo integralmente alla fine di queste pagine. Non solo, ma io stesso, a Viterbo, alla Scuola di Paracadusti, avevo alcuni ufficiali i pochi che si salvarono , tutti reduci di El Alamein ; il comandante stesso della Scuola del CMP, era allora anno la medaglia d'Oro Colonnello Mautino.

Questi nel raccontarci il dramma, e la perdita di tanti suoi colleghi, spesso gli veniva un groppo in gola e non era più capace di andare avanti. Limitatamente abbiamo solo scelto il periodo greco e africano perchè sommamente istruttivo per gli italiani.

Essi vi troveranno testimonianze sconcertanti di come il tradimento e il sabotaggio fossero l'elemento determinante della nostra sconfitta con relativo inutile sacrificio di tanti prodi soldati. Soldati italiani del cui eroismo Rommel quando veramente li avrà a fianco cavallerescamente testimonia nelle righe di questo suo Diario.

Quindi queste pagine sono dedicate sic! Un altro breve cenno biografico di Rommel. La vita e la carriera di Erwin Johannes Rommel si svolgono sotto il segno della volontà. Figlio di un semplice insegnante di scuole medie - era nato a Heindenheim, Wurtemberg, il 15 novembre Compiuti gli studi, all'età di 19 anni, nel , entra col grado di tenente nel regio esercito del Wurterberg. Nel , all'inizio della prima Guerra Mondiale, comanda un plotone del VI reggimento Wurtmberghese "Re Guglielmo"; diviene in seguito aiutante di battaglione e secondo tenente.

Rommel aspira ad entrare nello Stato Maggiore: ma i pregiudizi della casta militare, prussiana e junkler, impediscono al giovane ufficiale di essere accolto nell'aristocrazia dell'Esercito. Nel marzo del è promosso primo tenente e viene decorato della Croce di ferro di prima classe per aver fatto prigioniero, sul fronte occidentale, a Dieusson, una intera compagnia francese, mentre era in pattuglia, in una ricognizione, con due soli plotoni.

Nell'impresa, dove già si rivelano le sue doti tattiche, Rommel rimase ferito. Successivamente chiede di passare in aviazione, quale osservatore, ma viene invece trasferito in uno dei reggimenti alpini del Wurterberg, con il quale partecipa alla fulminea campagna di Romania del Generale von Machensen. Venticinque anni più tardi, durante la campagna in Africa, Rommel sarà costretto a subire le ostilità del figlio di von Mackensen, ambasciatore del Reich a Roma.

Ristabilitosi dalle ferite, durante l'offensiva Austro-germanica sul fronte italiano, nel Rommel prende parte in azioni del settore dell'Isonzo contro l'esercito italiano, azioni che culminarono con la disfatta di Caporetto. Molti degli ufficiali italiani, divenuti generali, che si scontrarono sull'Isonzo con gli alpini di Rommel, furono poi suoi camerati nelle battaglie della Libia.

Per la cattura di grossi contingenti di soldati italiani a Caporetto, varie migliaia, Rommel che comandava un gruppo di compagnie - per quanto solo primo tenente- viene insignito della medaglia al valore "pour le meritè", la più alta ricompensa tedesca, equivalente alla medaglia d'oro italiana. Psicologicamente l'esperienza di guerra sul fronte italiano, nel lontano , dovette influire certamente sull'opinione di Rommel nei riguardi degli italiani in genere, e delle loro virtù militari in particolare, opinione di cui egli risente durante gli anni di guerra a fianco dei camerati dell'Asse in Africa.

Comunque Rommel non manca di elogiare talora il valore dei soldati italiani e perfino paragonare le doti di resistenza, di sobrietà, di pazienza e di eroismo degli italiani a quella degli uomini del suo "Africa Korps". Alla fine della guerra , smomilitato e senza mezzi, si iscrive alla scuola Tecnica Superiore di Tubinga. Rommel è uno dei primi ad aderire al movimento nazional-socialista di Hitler, facendo parte del circolo del già Governatore delle Colonie tedesche dell'Africa e poi Luogotenente del Reich per la Baviera e Capo dell'ufficio Coloniale del Partito, generale Ritter von Epp.

L'aspirazione di Rommel è sempre quella di far parte della Reichswel. Nel viene iscritto nelle liste effettive del Corpo Ufficiali e poi incaricato di insegnare tattica nella scuola di Fanteria di Dresda col grado di maggiore, ottenuto comandando una compagnia di fanti. Rommel diviene uno dei migliori insegnanti di tattica: popolarissimo fra gli allievi e i giovani ufficiali, viene apprezzato dallo Stato Maggiore, malgrado la sua origine borghese e le sue simpatie naziste.

Le teorie di Rommel sull'impiego dei carri armati e delle unità corazzate, in definitiva, furono poi applicate dai tedeschi nell'ultima guerra e, già in tempo di pace, valsero a Rommel l'interessamento e la protezione di Hitler. Promosso colonnello, diviene ufficiale di collegamento fra la Reichwenr e la Hitlerjungend Organizzazione giovanile hitleriana e assegnato al Quartier Generale del Fuhrer.

Rommel ama ricordare, a quattro anni di distanza, questo suo primo viaggio nel continente Nero. Quasi presago di dover un giorno battersi sulle sabbie del deserto, durante il viaggio ufficiale di von Brautschic chiede uno "speciale congedo" per malattia e rimane in Libia.

Seconda guerra mondiale

Visita accuratamente la Tripolitania e la Cirenaica, il Fezzan e il Gebel, segue le piste del deserto in automobile, preferendo il mezzo terrestre all'aeroplano che il governatore e Quadrunviro Balbo aveva messo a sua disposizione. Rommel rientrato in Germania, si dedica alla preparazione di uno speciale "Corpo del Deserto", destinato ad eventuali impieghi in zone tropicali.

L'allenamento degli uomini di questo reparto e fra questi c'erano gli specialisti sanitari dell'istituto per le malattie Tropicali di Amburgo veniva eseguito nel centri della Baviera e dello Scheswig-Holstein, in Pomerania e nella Prussia Orientale, in condizioni particolarmente dure e riproducendo artificialmente l'"habitat" climatico e ambientale delle regioni tropicali.

La VII Divisione corazzata di Rommel si distingue poi nell'assalto alla linea Maginot, e che per la sua fulminea mobilità è denominata la "Divisione Fantasma". Aint Valery en Cauz, 8 generali e Rommel viene decorato della Croce di Cavalleria nell'ordine della Croce di Ferro su proposta di quello stesso von Rundstedt che, durante la campagna di Polonia, alludendo al fatto che Rommel si occupava del Quartier Generale mobile del Fuhrer, lo aveva definito, con l'albagia dello junker, " quel pagliaccio che comanda il circo di Adolf Hitler".

Un'antipatia che scomparve nel padre ma lo vedremo più avanti rimase nel figlio. All'inizio del conflitto con la Polonia, Rommel registra le sue impressioni, negli appunti e nelle lettere che egli invia alla moglie:.

QUI, inizia il Diario:. Il Fuhrer sa perfettamente ogni volta, quale sia la giusta via. Finora egli è stato sempre in grado di risolvere i problemi più difficili e lo sarà certamente anche questa volta.

I successi hanno superato di gran lunga le nostre aspettative e le nostre truppe nella loro miglior forma. Sono curioso di vedere se Inghilterra e Francia vorranno accorrere in aiuto di questa nave che affonda. Se lo fanno, sono affari loro. Il Fuher non è ancora venuto qui: egli naturalmente sarà molto indaffarato a Berlino. Dopo il colloquio, è costretto a letto per un attacco di reumatismi. Ristabilitosi riprende la corrispondenza il 6 febbraio , precisando i termini del colloquio con Hitler, quello avuto successivamente con von Ribbentrop e Canaris prima di partire per l'Africa.

Ricordiamo che il 28 ottobre Mussolini ha dichiarato guerra alla Grecia. L'8 novembre l'offensiva verrà bloccata, a metà mese, c'è l'ordine della ritirata, ma ormai l'esercito è impantanato. Il 12 novembre viene attaccata dagli inglesi la base di Taranto. Il 4 dicembre Badoglio viene esonerato dal comando delle operazioni in Grecia. A pochi giorni prima dell'arrivo di Rommel in Africa, il 2 febbraio , si svolge la più sanguinosa battaglia in Africa, quella di Keren.

Fra morti e feriti -dopo un lungo assedio- le due parti lasceranno sul campo Rommel viene chiamato da Hitler a comandare un corpo di spedizione in Africa per togliere Mussolini dai pasticci. Inoltre c'è anche il problema Balcani-Grecia. Cosa verrà fuori da tutto questo? Passeranno mesi prima di poter vedere gli effettivi sviluppi della situazione.

Il colloquio con Hitler; ai primi di febbraio, è durato circa due ore. Ha parlato quasi sempre lui. Anzitutto ha fatto un giro d'orizzonte dei fronti di guerra italiani, nei Balcani ed in Africa. La situazione in Albania è divenuta sempre più grave: lo smacco italiano incrina il prestigio dell'Asse e soprattutto il suo onore militare.

L'Italia fascista rischia di essere sconfitta in Albania e gettata in mare da un pugno di levantini. Il meno che si possa pensare è che gli italiani si siano ingolfati nell'avventura senza alcuna preparazione e soprattutto senza conoscere neppure il terreno su cui avrebbero dovuto combattere. E' semplicemente sciocco pensare che con 4 o 5 divisioni di fanteria, senza alpini né forze corazzate e senza una adeguata preparazione aerea, gli italiani potessero scavalcare le dure montagne dell'Epiro.

Hitler mi fa vedere il rapporto del Maggiore S, degli Alpenjager, mandato con una missione in Albania. Gli italiani sono oltremodo disorganizzati. Le divisioni vengono mandate al fronte senza artiglierie, con vestiti di tela, senza riserve nè viveri.

Le munizioni scarseggiano, i servici logistici non funzionano, l'opinione sui generali è pessima, il morale dell truppe italiane è scosso. Non c'è la più vaga idea di un piano strategico. Infatti gli italiani si aggrappano ad una quota e tutti i Comandi, compreso il Comando superiore di Tirana, si polarizzano attorno a quel pezzetto di fronte, perdendo uomini e prestigio.

Il colpo contro la Grecia è stato un grave errore: un colpo di testa di Ciano e di quelli del Ministero degli Esteri Italiano, per ripicca contro le nostre vittorie, Mussolini non riesce a tenere in pugno i suoi uomini: è sempre in buona fede ed i suoi lo tradiscono.

Mi risulta dice Hitler che le cifre che i vari Sottosegretari ministeriali gli presentano, specie in materia militare, sono sempre false.

Von Rintelen ni ha detto che è riuscito ad avere ben 7 cifre diverse, da altrettanti uffici pubblici italiani, sull'argomento ferro e carbone. All'impreparazione e alla imperizia, gli italiani uniscono uno scetticismo da levantini ed una abitudine alla menzogna che da noi sarebbe punita con la morte, se avvenisse in tempo di guerra. Del resto, in Savoia senza il nostro intervento, i francesi avrebbero rigettati gli italiani fino al Po. Ndr mi dice che troppi italiani sono simpatizzanti dell'Inghilterra, specialmente a Genova.

E gli agenti nemici in Italia trovano un terreno fertile, sia perchè gli italiani sono chiacchieroni, sia perchè molti sono pagati dal nemico.

Vi sono molte radio cleandestine e Canaris insiste perchè io intervenga presso il Duce. Sarà bene - mi dice Hitler- che lei veda Canaris prima di partire. E vada anche da Ribbentrop. Hitler ha poi parlato della Russia, e in termini sospettosi. Ha detto che non bisogna fidarsi di Stalin e dei bolscebichi. Esiste inoltre nello Stato Maggiore russo, una corrente che fa capo a Zukov, nettamente favorevole alla guerra e che riuscirà a silurare il generale Morizkov.

Bisogna prepararsi sul fronte orientale e respingere in Asia il barbarismo sovietico. Lexy cartonato con sovra copertina, ottimo 13 -That Yellow Bastard ed. Se non sei ancora registrato, puoi farlo ora — è facile e veloce: Amazon Business Servizio per clienti business.

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